Ci sarà un nuovo boom delle materie prime?

Non si tratta di ordinari aggiustamenti economici bensì di scostamenti, in un arco temporale molto concentrato, di oltre il 30/40 per cento (o, nel caso eccezionale dell’acciaio, del 130% tra novembre 2020 e febbraio 2021). 

Rame, ferro, petrolio, legno, gomma; sembra che negli ultimi mesi nessuna materia prima sia stata risparmiata dall’aumento dei prezzi. Buyer e purchasing manager stanno facendo i conti con aumenti che coinvolgono quasi tutti i settori industriali: aumenti nelle produzioni di transpallet e display in ferro, delle componenti automotive, nell’industria del packaging e della plastica e di tutte quelle che prevedono l’utilizzo diretto di queste materie prime, ma non solo.

 

L’economia globale potrebbe essere sull’orlo di un nuovo “superciclo” delle materie prime

Dopo un iniziale calo legato allo stop della domanda seguita alla crisi pandemica mondiale, si è registrata un’impennata legata a diversi fattori: il surriscaldamento delle due economie più grandi del mondo, quella cinese e quella americana (le uniche ad aver adottato una politica economica realmente espansiva per far fronte alla crisi deflazionistica sviluppatisi a causa delle restrizioni imposte per il contenimento della pandemia); la riduzione – causata dal diffondersi della pandemia – di produzione mineraria in paesi come il Cile, primo produttore mondiale di rame, e l’Australia, primo produttore mondiale di minerale di ferro; la ben nota situazione dei trasporti; la speculazione finanziaria e le manovre di caratello, come accaduto nella logistica.

Troppa domanda da parte di Cina e America e poca offerta sul mercato hanno causato un’impennata senza precedenti dei costi e l’allungamento dei tempi di approvvigionamento creando un totale ingolfamento del mercato.

Fortunatamente gli stessi manager più navigati del settore minerario sono certi che questi prezzi non si manterranno a lungo e si aspettano che, nel breve termine, le quotazioni di molti minerali (es. ferro) scenderanno a seguito del moderarsi della crescita della domanda, soprattutto cinese, e alla produzione aggiuntiva a basso costo che sta arrivando sul mercato.

 

Come sta affrontando la situazione China-Wi?

In attesa che ciò accada, China Wi ha scelto di intervenire attivamente monitorando il mercato e cercando soluzioni e materiali di produzione alternativi; collaborando con partner commerciali che controllino i prezzi senza trasferire a valle i rincari pagati a monte; lavorando con le fabbriche su tempistiche e quantità per ridurre al minimo l’impatto degli aumenti per tutelare i clienti e le loro attività.

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